martedì, ottobre 04, 2016

2° Ekirun


2° Ekirun - foto Ansa -Matteo Bazzi
Mille e trecento runners al via di questa seconda edizione della maratona in versione giapponese dove la distanza classica viene suddivisa in sei frazioni (7.195, 5, 10, 5 ,10 ,5) e dove al posto del classico testimone ci si scambia il tasuki, una fascia tipo "miss" da  indossare a tracolla.

Logistica, partenza e arrivo dentro l'Arena Civica e percorso che si snoda tra parco e ciclabile del Castello Sforzesco per la gioia degli automobilisti che, per una volta, non si trovano chiuse le strade del centro.

Soliti riti pregara e dopo un riscaldamento degno di tale nome sotto il gonfiabile in attesa della partenza prevista per le dieci. 

Sette chilometri e spicci da correre con le gambe ma soprattutto con la testa perchè il  3e46 visualizzato dal Garmin un attimo prima di abbandonare il tartan di sicuro non può, in questo momento, portare da nessuna parte. La voglia c'è, la condizione un po' meno e quindi di necessità virtù. 

Il cielo è coperto ed è umido quanto basta ma la temperatura intorno ai venti gradi è l'ideale per correre. Il percorso, per niente monotono, mi piace e primi cinquemila metri letteralmente volano. Il più è fatto ma, non abituato a certi ritmi, faccio fatica a capire quanto ancora possa riuscire a spingere. La tentazione di abbassare il ritmo, inutile negarlo, è più che una remota possibilità, però ci provo, insisto, del resto, a conti fatti, sono  poco più di otto minuti. Otto interminabili minuti.
E che ci vuole? 

Seimilametri. Ancora un chilometro. Mille (e centonovantacinque) metri prima di passare il tasuki a Chiara.

Stanco. Ora si che sono davvero stanco. Ma una volta varcata la Porta Trionfale non resta che raschiare il fondo del barile e percorrere gli ultimi cento metri di pista prima di affidare il testimone a chi ha il compito di correre la seconda frazione.

Bello ritrovare, a distanza di tre settimane, il gusto di un pettorale appuntato alla maglietta e ancor più bello realizzare di aver fatto meglio che a Legnano con il Garmin a visualizzare un insperato ma graditissimo "under trenta".

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