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35° FirenzemarathonTrentesimo o poco più e la mia Firenzemarathon  va a in archivio nel peggiore dei modi: ritirato. 

Il ginocchio,   sempre lo stesso, ha deciso di tornare protagonista. Improvviso (e soprattutto non invitato) un fastidio che credevo di aver dimenticato e che, nel volgere di un centinaio di metri, è  diventato sempre più invadente. inutile insistere e soprattutto a che pro?

Una dozzina di chilometri al pascolo con condizioni meteo favorevoli si possono anche mettere in conto, soprattutto in una città bella come Firenze che, nella parte finale del percorso,  regala bellezze come poche altre città al mondo ma non oggi.

Pioggia incessante e temperatura intorno ai nove, dieci gradi sono ingredienti che, per come la vedo io, possono solo regalarmi più di qualche giorno a spese dell'INPS.
 
Eppure c'erano tutti i presupposti (pioggia a parte) per fare bene. Nonostante i soliti dubbi della vigilia mi stavo anche divertendo. velocità di crociera programmata per non strafare. abbastanza costante e mai in affanno.

35° FirenzemarathonPartenza un po' sopra le righe condizionata dal ritmo degli altri ma regolata nel giro di pochi chilometri tra i 4e45 e i 4e50 con il passaggio alla mezza in 1 quaranta e spiccioli che mi lasciava sperare in un risultato in linea con quello di primavera nella gara di casa.

E invece niente. Primo ritiro e addio ai sogni di gloria, Perché finire una quarantadue è  sempre una gran bella soddisfazione.

Vabbè, ora un po' di divaning e tra una decina di giorni, ginocchio permettendo, si ricomincia.
In primavera  c'è una medaglia da portare a casa.



14° deejay ten
Quattordici edizioni e  numeri che sanciscono il successo di una manifestazione che, se ancora non lo si fosse capito, assume sempre di più i connotati di una festa e a cui è difficile dire di no.

Inutile girarci attorno, mi piace e cerco di fare il possibile per esserci consapevole che si può correre sin dai primi metri solo se alla partenza si conquista un posto di categoria.

Sole, temperatura gradevole e dopo la foto di gruppo al piccolo trotto direzione Piazza Duomo.dove il via della prima wave e previsto per le dieci.

Il gonfiabile non è  troppo distante e la possibilità di prendersela comoda viene scartata a priori: tocca fare sul serio provando a mettere a frutto quanto di buono fatto in queste settimane.

Nove e cinquantatre (??) e si parte. Il gruppo si sgrana in fretta e trovare il ritmo giusto e solo questione di qualche decina di secondi.

Correre in mezzo agli altri aiuta anche troppo e quanto visualizzato dal Garmin può solo significare una sicura debacle nella seconda parte di gara.  Tocca darsi una regolata.

I primi chilometri, quelli nel salotto buono, sono i più belli ma anche i più duri con il fondo quasi tutto su pave sconnesso che mi obbliga spesso a guardare dove mettere i piedi per non rischiare di finire lungo e disteso.
14° deejay ten
Castello ,Triennale, City Life, Vigorelli, punti fermi di quasi tutte le gare milanesi e riferimenti che quasi rendono superfluo i cartelli che sanciscono il passare dei chilometri.

Il passo, dopo la fiammata iniziale, è su ritmi più consoni e anche se sostenuto non mi porta a correre impiccato.

Arrivati in Corso Sempione il più e fatto e anche se noioso e interminabile come sempre a questo punto della gara  lo si affronta con un altro spirito anche grazie alla testa che ci mette del suo con un 3e58 stampato nell'ultimo mille che mi permette di chiudere sotto i quarantuno.

E per come la vedo io a me sembra sempre #tantaroba.



foto legnanonews
Due sole parole: che fatica!
Da oltre un decennio, la Legnano Night Run  è  l'appuntamento in notturna di fine estate con numeri che  dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno,  la voglia della gente  di essere protagonisti ad una manifestazione che, nel corso degli anni, ha saputo costruire intorno a sé  un meritato consenso.

Solita collaudata formula con l'apertura dedicata ai più piccoli,   la "street workout" (novità 2018) per gli amanti della comminata con i suoi 4 chilometri da fare ascoltando  le indicazioni del trainer in cuffia e immancabile chiusura con la gara da sette chilometri e mezzo.

Riscaldamento degno di tale nome, quattro chiacchiere con gli amici e  con discreto margine in zona gonfiabile per evitare il traffico dei primi metri.

L'idea sarebbe quella di non strafare. Vengo da settimane di carico e il 7x1000 a sole 36 ore dovrebbe essere un buon deterrente ma non avendo nessun impegno previsto nel fine settimana  (leggi Mezza di Monza) posso anche permettermi di provare ad esagerare.

legnano night runNove e ventisette, si parte. L'ampia sede stradale permette di andare subito a regime ed è un attimo trovare il proprio ritmo. Le gambe girano bene e la compagnia con cui ho scelto di condividere questi primi minuti di gara sembra quella giusta.

Il percorso è invariato da tre edizioni, mi piace parecchio e lo conosco bene. Facile per i primi due mille, sottopasso abbastanza "fastidioso" al terzo e leggera discesa che ci accompagna quasi sino al quarto, dove sono obbligato a risintonizzare il navigatore: dieci, dodici secondi in più è il giusto pegno da pagare per poter mantenere una sorta di spinta e non cedere di schianto. 

E se della compagnia iniziale è rimasto ben poco ce ne sono diversi nelle mie medesime condizioni. Tocca stringere i denti. Non manca molto. Basta esserne convinti. Diverse posizioni perse, qualcuna guadagnata e finalmente, una volta immessi in Corso Magenta, non resta che  provare  a limitare i danni. 

E' compito del cartello numero 7 fornire insperate energie e affrontare gli ultimi interminabili metri sembra addirittura meno pesante. Prova di sprint (vinto)  con quello che mi precede di qualche metro e gara chiusa poco sopra i trenta.

Peggio dell'anno scorso ma meglio di quanto fatto due anni fa. 
Ma che fatica !!!


Deejay Ten Firenze - foto La Repubblica
Sole, cielo terso e temperatura da primi di giugno per i dieci chilometri nella città, come recita il promo alla radio, più bella del mondo. 

Giù con il primo treno, di ritorno con quello delle 13 e in mezzo cinque piacevolissime ore nel capoluogo toscano.

Solita trafila comune a tutte le gare e dopo aver lasciato la borsa oltre Arno lemme, lemme mi avvio in zona partenza dove spero di trovare quelli che, in teoria, dovrebbero condividere con me la stessa fatica.

Nove e venticinque la partenza dei maratonabili, nove e trenta la nostra. Il colpo d'occhio, come in tutte le ten,  è spettacolare: un serpentone  (stavolta tocca al rosso) che tinge la lunga striscia d'asfalto che corre parallela al fiume prima e una volta partiti il resto delle strade attraversate dalla gara.

Giusto il tempo di sgranare il gruppo e inizia la lunga salita che porta a piazzale Michelangelo e da dove la vista della città, come non mi stanco di ripetere, vale da sola il prezzo del biglietto. 

Nente di proibitivo ma lunga, infinitamente lunga. Si prova a ridere e scherzare ma a giudicare dai silenzi e le risposte a monosillabi  è facile intuire che, per tornare ad avere conversazioni che si possano definire tali, tocca prima scavallare. 

Obiettivo (non dichiarato) cinquanta minuti ma senza troppi patemi d'animo perché non è questa la giornata per inseguire il Garmin. Non ne ho voglia io, non ne hanno voglia i compagni di viaggio  ma probabilmente, ad essere sinceri,  non me lo posso nemmeno permettere. Il ritmo è buono, andiamo addirittura in progressione e una volta superato il "gran premio" della montagna  ci stabilizziamo una decina di secondi sotto i 5'/km. 

Deejay Ten Firenze
Il tempo passa, i chilometri pure e tra una chiacchiera e una risata non ci si accorge nemmeno di essere quasi ai titoli di coda.

Ancora poco e anche questa Ten finisce nell'album dei ricordi. Non prima però di scoprire in tempo reale le novità  del percorso che, nella parte finale,  ci privano del caratteristico passaggio da Palazzo Pitti e su Ponte Vecchio  (lavori stradali ?)  e con l'arrivo sotto il Duomo. Dettagli che comunque nulla tolgono alla bellezza del percorso.  

Ripassiamo il fiume su Ponte Santa Trinita  per gli ultimi chilometri su un fondo che, tra buche e pavè sconnesso, richiede piu di una semplice occhiata. Ora manca davvero poco e una volta attraversato Piazza della Repubblica  non restano che gli ultimi duecento metri prima del gonfiabile posto tra Battistero e Basilica.  Nemmeno un'accenno di volata e il Garmin stoppato una manciata di secondi sopra i cinquanta.
Ma per una volta chissenefrega.



18° EA7 MilanoMarathon
Decima volta a Milano e un totale di trentuno volte come finisher per arrivare a dire, se ancora ce ne fosse bisogno, che la maratona , la regina delle lunghe distanze, è una scienza esatta , non regala niente. Raccogli per quello che hai seminato  perché se decidi di puntare ad un determinato risultato ti devi impegnare per ottenerlo.

Impegno che potrebbe anche non bastare se, come ieri, ti tocca anche correre con il primo vero caldo della stagione

Sveglia all'alba, macchina, treno come un normale giorno lavorativo e alle 7e30 a Repubblica, in coda all'ingresso dei Giardini per superare i controlli richiesti dalle nuove disposizioni in fatto di manifestaziini sportive che ci fanno ormai compagnia da diversi mesi. Quarantacinque minuti e sono dentro. Cambio d'abito, deposito borsa, sosta idraulica e appena una quindicina di minuti prima dello start nella gabbia di appartenenza a pochi metri dalla linea di partenza. Ore nove, tocca a noi. Sette secondi per superare il tappeto tds ed è di nuovo competizione. 

18° milanomarathon - percorso La sede stradale è ampia e in un attimo, grazie anche alla posizione in griglia, sono già a ritmo: 4e26 elastici che, considerata le difficoltà nel preparare la gara delle ultime settimane, dovrebbe permettermi una gara tranquilla con l'obiettivo di ripetere la prestazione ottenuta a Roma dodici mesi fa. 

Il percorso, secondo me, merita e con gli aggiustamenti dello scorso anno , quando è stata rimossa la parte più  noiosa del gallaratese, è ancora più bello di quello che ricordavo. Il centro nel primo quarto  quando l'ossigeno ancora presente in abbondanza permette di apprezzare quello che una città come Milano può offrire, la zona tra la fiera e la montagnetta nella seconda, San Siro e la zona tra Trenno e il gallaratese nel terzo per rientrare verso il centro nella parte finale.

Il clima all'inizio è perfetto tanto da optare per canotta e manicotti che abbasso ancora prima di partire. Un po più caldo al sole, un po meno nelle zone d'ombra. 

Quarantaquattro e spicciolo ai dieci, novantaquattro sotto la montagnetta,  costante come nelle ultime gare. Le gambe vanno da sole e io cerco di non forzare consapevole che tenuta e temperatura potrebbero regalare amare sorprese nell'ultimo quarto.  

Ora fa davvero caldo e io, che anche nell'ultima uscita ero ancora in lungo, comincio a soffrire. La brillantezza  della prima metà sembra già un lontano ricordo e la sete invece comincia prepotentemente a farsi largo costringendomi a bere più del solito ad ogni ristoro.  Tocca farsene una ragione, navigatore riprogrammare su ritmi molto più lenti putando  l'unico obiettivo sensato che mi rimane: finirla. 

18° EA7 MilanoMarathonDodici chilometri solo, si fa per dire, 12k; in queste condizioni un'ora o poco più.  Ancora sessanta minuti sulle gambe. Un chilometro alla volta, senza calcoli e senza guardare il garmin che a questo punto è diventato un accessorio inutile.

Sono stanco e non faccio niente per mascherarlo. Voglio solo finirla e bel più breve tempo possibile. I chilometri scorrono lenti e al 39° non posso evitare di buttare un occhio al gps che impietosamente mi mostra che anche i centonovantacinque sono oramai diventati una missione impossibile. Tocca farsi coraggio e trovare le forze per  puntare almeno  allo step successivo.  

Manca poco, davvero poco e i bastioni pieni di pubblico pronto ad incitarti sono un toccasana. Sentirsi chiamare per nome ancora di più. È la mia amica  Rossana che mi scorge nel gruppo e mi affianca accompagnandomi per qualche decina di metri. Ultima "salita" e, una volta percorsi i Bastioni per intero, curva a gomito per i 200 metri finali da fare lottando con lo scorrere impietoso dei secondi. 
Under200. 
Anche questa è fatta. 

47° Stramilano
E a due settimane dell'appuntamento con la distanza regina niente di meglio che testare la condizione con la gara di casa.  Quella che corro da quando ero bambino, l'unica gara che viene tollerata anche dagli automobilisti milanesi perché in questi quarantasei anni non c'è  famiglia senza un componente o un parente che almeno una volta non l'abbia corsa  (o camminata). 

Otto e trenta in runbase, cambio d'abito e, senza troppa convinzione, poco dopo le nove in strada per abbozzare una parvenza di riscaldamento abortito nel giro di una decina di minuti. È presto, molto presto ma le istruzioni (e l'esperienza della milano21) consigliano di presentarsi ai varchi per tempo. 

L'aria è frizzante ma il sole non fa rimpiangere la scelta di correre in "corto" e una volta entrato in gabbia l'effetto stalla fa il resto. Soliti cinque minuti di ritardo per far defluire la coda dei 50000 e alle 10 35 si parte. 
47° Stramilano

La posizione buona e con un po' di attenzione è un attimo districarsi nel traffico arrivando al primo chilometro, come spesso capita, al di sotto di quanto ipotizzato alla vigilia. Il percorso è veloce e con due sole " asperità" (con pendenza dell'ordine di un paio di punti percentuali) ma con un fondo (pave e lastroni per lunghi tratti) che alla lunga si fa sentire. 

A Roma è andata bene e l'idea di ripetermi e magari fare anche meglio e più di un semplice desiderio. Ci devo provare. Il clima è perfetto e non posso non approfittarne.   Come sempre un occhio alla  strada e l'altro al Garmin e si va. Il treno giusto non l'ho ancora trovato e a costo di correre scoperto vado per la mia strada. I ristori ovviamente ci sono ma considerata la temperatura non ne approfitto per non correre rischi.   

Ventuno al quinto, quarantadue al decimo, una manciata di secondi sopra i sessantatre al quindicesimo. Un orologio svizzero come difficilmente mi è mai capitato.  Il più è fatto ma è ora che arriva il difficile e il ricordo di Vittuone non è ancora stato  rimosso. Ultimi sei chilometri: un  niente in condizioni normali, un'eternità quando si è preteso troppo nella prima parte. 

47° stramilano
Il gruppo con cui condivido la strada da qualche chilometro sembra quello più adatto x l'obiettivo di giornata e cerco di non farmelo scappare. Qualche posizione persa, diverse guadagnate e dopo il Velodromo Vigorelli di nuovo in Corso Sempione per i soliti ed interminabili tremila metri. Diciannove, venti e alla fine di Viale Byron, per la prima volta, non è il parco con l'Arena  Civica la destinazione finale del nostro viaggio. 

Ultimi mille metri, i più duri con la testa che vuole proseguire e le gambe che non ne vogliono più sapere di spingere. Niente più calcoli e il display TDS sempre più vicino con i secondi che improvvisamente scorrono più veloci del solito. Gratificante poi, alla fine dello sprint, mettere a fuoco il "28" come seconda cifra. 
Anche stavolta #tantaroba.
44° RomaOstia
Ed è di nuovo tempo di una capatina nella Città Eterna. Però niente distanza regina.  Questa volta, dopo una cavalcata di ventun chilometri si torna, a distanza di 3 anni, a vedere il mare di Ostia.

Sabato dedicato a raggiungere la capitale, ritirare il pettorale e, dopo un salto ai Fori Imperiali (ma quanto mi manca partire all'ombra del Colosseo ?), carico di carboidrati nel solito e collaudatissimo ristorante romano.

Sveglia da giorno lavorativo e alle sette come da programma giù in metro direzione EUR. È nuvolo ma pioggia e vento da oltre 40km/h non sembrano essersi svegliati per tempo. Saluti di rito e con largo anticipo nella gabbia di appartenenza.

Solo e nessuno da accompagnare. Stavolta la sfida è tra me è il cronometro.
  
Sono pronto (come del resto lo ero già un mese fa a Vittuone) ma il percorso è bello tosto e va affrontato con rispetto perché le  salite possono lasciare strascichi. E se quella del campeggio ha un nome che è tutto un programma (heartbreak hill), la prima e l'ultima (poca roba ma al diciottesino) hanno il loro perché.

Nove e quindici si parte. La sede stradale è  ampia  e permette di andare a ritmo già da subito e la discesa impone ritmi che difficilmente mi posso permettere di tenere a lungo.

Giusto un paio di chilometri per trovare il treno giusto e una volta superato il 4° eccoci sulla C.Colombo per una mattinata a nostra completa disposizione.

44° RomaOstia
Il cielo sempre più scuro ancora tiene e da quanto sto sudando capisco che il tasso di umidità deve essere piuttosto importante. Il ritmo è buono: rallento quando la pendenza è contraria, cerco di recuperare secondi quando volge a nostro favore.

Non un mille uguale al precedente. Difficile capire come sto andando; tocca fidarsi dei pacer che mi precedono di una quarantina di metri. I chilometri passano veloci nonostante la monotonia del percorso e in un "attimo" siamo allo spartiacque: la temuta salita del campeggio.

Niente di proibitivo ma lunga, infinitamente lunga. E quando all'undicesimo finalmente spiana ti da giusto il tempo di rifiatare prima di riprendere a salire per il colpo di grazia.  Quattro e quarantasette. Poco, troppo ? Non  ne ho idea. So solo che tocca spingere per recuperare i secondi persi. Nove, solo nove chilometri ma anche se il "peggio" è alle spalle manca ancora troppo per pensare di avere l'under90 in tasca.

44° RomaOstia
Spingere si ma senza esagerare. I pacer sono ancora lì davanti ma è il gruppo che li segue che è più esiguo. Il mare è sempre più vicino e anche se celato dall'ultima "asperità" so che si potrebbe quasi toccare con mano. 
Ora piove. E anche se non invitata la pioggia si è unita alla festa. Giusto il tempo di bagnare l'asfalto prima di lasciare spazio ad un timido sole. Diciottesino, ultimo miille con pendenza a sfavore ma troppo prossima alla fine per potermi preoccupare.

Manca poco e anche se per l'ufficialità  è ancora presto a questo punto difficilmente mi può sfuggire l'obiettivo di giornata. Tocca solo capire quanto sotto. E allora non  resta che lasciarsi alle spalle la prudenza e spingere con quanto ancora resta nel serbatoio. Quattroe8, quattroe1, quattroe1 con il display TDS ad indicare un fantastico (anche se di poco) under89'.
E se non mi sono meritato un'amatriciana oggi, quando ?

14° mezza del castello
Non è la prima volta e probabilmente  non sarà nemmeno l'ultima. Ma mi girano. Dopo tutti questi anni dovrei avere acquisito sufficiente  esperienza per non cadere in questi errori e invece....

Come da tradizione ormai consolidata tocca a Vittuone e la sua mezza aprire il mio personale calendario. Ben oltre i mille gli iscritti (1156 al traguardo) per una gara ben organizzata, con un percorso molto  veloce (200 sotto i 90 minuti) e con un prezzo tutto sommato equo che è  riuscita, in questi anni, a raccogliere un meritato consenso.

Sole, freddo quanto basta e la voglia di abbandonare il tepore del bar ancora non pervenuta. Ma tocca trovarla. E allora cambio d'abito, riscaldamento e appena qualche minuto prima dello start in griglia in attesa dello "sparo".

Ore nove.00 e si parte.  Giusto due, trecento metri per sgranare il gruppo e poi via ad inseguire l'obiettivo di giornata. Sto bene. I giorni di riposo hanno sortito l'effetto sperato e il passo impostato, alla luce di quanto fatto in questi mesi, sembra alla mia portata. O almeno così credo.  

Il trenino agganciato dopo i prini chilonetri sembra quello giusto e a me rimane solo il compito di guardare con un occhio dove mettere i piedi e con l'altro controllare che il ritmo non sia troppo al di sotto di quanto preventivato. I chilometri passano veloci e con il sole, non ancora in grado di riscaldare la fredda mattinata, anche il percorso in mezzo alla  tipica campagna padana sembra  addirittura più bello e io, senza apparente fatica, riesco pure a divertirmi. 

Il ritmo è  sempre bello allegro e il numero di  sorpassi lo testimonia.  Ma poi, del resto, tre, quattro secondi in meno che vuoi che siano ? Niente di piu sbagliato.
14° mezza del castello
Perfetto per i primi due terzi e costretto, mio malgrado, a rivedere i piani appena  dopo il quindicesimo.  Quattromila metri in totale sofferenza dove, ovviamente, vengo sfilato a destra e a manca. 

Due chilometi, solo due chilometri e la voce o meglio le urla  di Roberto, pacer dei novanta, sempre più vicina. Tocca provarci. Meno di nove minuti per  chiudere dignitosamente la gara è arrivare prima del gruppo. Ventesino, ultimo chilometro e l'unica asperità del percorso. Quel sovrapasso pedonale da affrontare senza più calcoli che, nonostante la fatica, non può piu spaventare.
Volata finale e crono stoppato una manciata di secondi sopra gli 89' che, considerate le aspettative, può  solo parzialmente soddisfare.
Stavolta tocca farsene una ragione.

Milano21 Half Marathon - foto "La Repubblica"
Iscritto da maggio per approfittare della tariffa più bassa sono arrivato all'ultima gara del mio personale calendario con piu dubbi che certezze legate unicamente alla testa. Ne stato di forma, ne stanchezza, solo testa. Busto è andata bene, le uscite in questi quindici giorni pure. Niente che non vada bene eppure l'idea  di avere commesso un errore scegliendo di non fermarmi dopo Venezia è più di una semlice sensazione.

Sveglia alle solita ora, colazione degna di tale nome e, alle 7, in macchina direzione Milano. Il cielo è sereno come da previsioni ma un fastidiosissimo vento non promette niente di buono.
Ritrovo in Runbase, cambio d'abito e alle 8 e trenta al piccolo trotto verso la partenza prevista per le 9e15. Tanta gente, davvero tanta gente per una prima edizione che considerato la collocazione sul calendario e  il percorso potrebbe significare PB per molti. Numeri importanti che, con le nuove norme sulla sicurezza , si tramutano in code importanti. 

Milano21 Half Marathon
Pettorale bianco  (che significa prima griglia) e dove, una volta entrato, trovo i due Koala che hanno il compito di accompagnare Ambrosini nel tentativo di infrangere il muro dei novanta. Ed è un attimo decidere di correre con loro consapevole che, come successe alla DjTen di Firenze, con Angelo qualche secondo in meno sul dichiarato è da mettere in conto. 

Ci siamo. Nove e venticinque (in ritardo) e si parte. La giornata è stupenda, e con il sole, Milano sembra anche più bella. Poco pubblico e quelli che sono fermi ai semafori sembrano alquanto indifferenti. Il ritmo,  dopo poche centinaia di metri, è già quello previsto ma per sgranare il gruppo e correre senza preoccuparsi di inciampare  tocca arrivare al giro di boa in Vittor Pisani. Il percorso non è male ed, ovviamente, è un mosaico di tutte le più importanti gare svolte in città anche se, tocca riconoscerlo, certi punti a gruppo già sgranato sarebbero stati consigliabili. 

Il vento ha  diminuito la propria intensità ma quando ce lo si trova contro si fa sentire ma non complica più di tanto la nostra corsa. Le due personali lepri svolgono il loro lavoro egregiamente anche se, come prevedibile, siamo sotto al preventivato. Non faccio fatica e poter scambiare 4 chiacchere con un viso amico aiuta non poco. I chilometri passano e il tempo sembra volare e buttando un rapido occhio al garmin non ci vuol molto a realizzare che i novanta saranno frantumati e anche di molto. 

Milano21 Half Marathon
Al decimo sotto i 42, al quindicesimo sotto i 63. Se tengo potrebbe anche essere la miglior prestazione sulla distanza del 2017. Appunto, se tengo. Non manca ormai molto ma il passaggio dentro parco sempione lo soffro più del previsto e una volta tornati su asfalto perdo il contatto con i compagni di viaggio. Pochi metri, giusto una decina di secondi ma che di fatto non riesco più a recuperare. 

Mille metri forse meno e l'ultima asperità  da affrontare (forse esagero, ma al 20°, se hai tirato, anche un marciapiedi può sembrare il Pordoi)  prima della volata finale senza più calcoli con il display TDS ad indicare una manciata di secondi sopra gli 88.

Non sarà stato SB ma, per quel che mi riguarda, anche stavolta è tantissima roba.
26° Maratonina di Busto Arsizio
Alla fine un (quasi) disastro annunciato perché a voler guardare dopo Venezia la cosa più intelligente da fare sarebbe stata quella di prendersi una bella sosta per ricaricare le pile. 

Facile dirsi col senno di poi ma quando su Facebook ho visto il post della San Marco dove si  chiedeva la disponibilità per fare i pacer, mi sono candidato immediatamente. 

Correre a Busto mi piace. Il percorso non è di quelli che lasciano il segno ma sono 21k piatti e velocissimi e, considerate le condizioni climatiche del periodo, pensare di ritoccare il proprio PB  non è cosa da escludere a priori. E poi quelli che organizzano lo fanno bene. Buona la logistica, il ristoro finale e bella la maglia invernale che, ogni anno, riescono a regalare ai partecipanti.
26° Maratonina di Busto Arsizio - percorso 
Stanco oltre ogni ragionevole dubbio è consapevole della pessima condizione ho avvisato  chiedendo senza successo di poter spostare obiettivo ricevendo però rassicurazioni dall'organizzazione con un tranquillizzante (!?!?!): "fai quel che puoi".

Riscaldamento, quattro chiacchere con i due soci dei 90' e alle 9.30 pronti a guidare il nutrito gruppo cercando di aiutarli a raggiungere il loro obiettivo.
La sede stradale e ampia e in attimo siamo già a ritmo gara. La temperatura è perfetta,  il cielo è coperto  ma fortunatamente non minaccia pioggia. Sto bene e non faccio fatica, anzi a voler guardare sono quello che mena le danze controllando il garmin e i vari parziali ad ogni i cartello chilometrico  cercando, così,  di togliere dalla testa la vocina che da giorni ripete la stessa domanda "a che km la resa ?".

I minuti passano, i mille pure e anche senza girarmi il rumore dei passi di chi segue ci fa capire che il gruppo è  bello nutrito.  Tra una chiacchera e una risata siamo già al passaggio  sulla pista di atletica dove è posto il tappeto sdam del decimo con una quindicina di secondi di margine.

Tengo botta e i timori di una totale disfatta  coninciano almeno ad attenuarsi. Ne ho ancora e l'obiettivo dei due terzi considerato all'inizio come minimo sindacale e sicuramente alla mia portata. Si prosegue senza tentennamenti e soprattutto mantenendo lo stesso ritmo dei due miei soci. 

26° Maratonina di Busto ArsizioTredici, quattordici, quindici. Ora i chilometri mi sembrano persino più lunghi e mantenere lo stesso ritmo comincia a costare fatica. Uno ancora uno e poi vedo. Sedici. Ancora uno. Diciassette. E qui tocca arrendersi all'evidenza. Devo rifiatare. Saluto la compagnia e alzo  il piede dell'acceleratore. 

Mille metri 40 secondi sopra prima di trovare la forza per spingere di nuovo. Non ho perso molto e i miei soci, o meglio uno dei due, è ancora a portata di tiro. Ci devo provare e ci provo. 

Ancora tre chilometri e il margine che si assottiglia sempre di più.  Mille metri forse meno e una volta imboccato il centro della città la rincorsa è completa. Manca poco. Un rapido  sguardo al garmin indica quello che il display sdam sotto il gonfiabile  da li a poco certificherà. Under 90 per una manciata di secondi che solo in parte attenua la delusione per non essere riuscito a portare completamente a termine il compito assegnato.

Capita, purchè non si ripeta.

32° venicemarathon
Quando a novembre quelli della venicemarathon decisero si seguire la moda del black friday proponendo l'iscrizione a tutte le loro gare a metà prezzo è stato impossibile non approfittarne. Canoniche sedici settimane di preparazione, un lucifero di troppo, una caviglia malata di protagonismo e in un attimo (si fa per dire) mi sono ritrovato a preparare il trolley destinazione laguna.

Il sabato per raggiungere Mestre, ritirare il pettorale all'expo e una volta giunta la sera, fare il pieno di carboidrati in compagnia degli amici in una buona trattoria veneziana con il solito imbarazzo del cameriere di turno al momento dell'ordine del secondo piatto di pasta.

Sveglia, colazione e poco prima delle sette in marcia direzione stazione dove è prevista la partenza delle navette che hanno il compito di accompagnarci a Stra e dove ho appuntamento con Filippo che non vedo da parecchi anni e Piergiovanni che nella confusione non riesce a trovarci. Mezz'ora di strada e sono per la settima volta davanti a villa Pisani. Solita trafila E una volta consegnata la sacca agli addetti con Filippo partiamo alla ricerca di Alvin con cui abbiamo condiviso l'attesa della partenza diversi anni fa.

In gabbia tra una foto e una chiacchera il tempo vola e senza nemmeno rendercene conto arriva il
32° Venicemarathon
momento di tornare protagonisti. Saluti di rito e ognuno ad impostare la propria gara. Sono pronto nonostante tutto e l'obiettivo nemmeno troppo celato e quello di fare un po  meglio di Roma.

Navigatore sui 4e23 elastici e si va.

È nuvolo la temperatura è quella giusta e dell'acqua pronosticata alla vigilia nemmeno l'ombra. I pacer vanno per la loro strada e a naso sono un filo troppo  veloci tanto che io prima di lasciarmeli alle spalle ci metto sei o sette chilometri. Potrei stare con loro e farmi "guidare" ma dopo poche centinaio di metri saluto la compagnia e vado per la mia strada.

Passano i chilometri e come sempre lungo il Brenta il tifo del pubblico ci tiene compagnia con decine di mani dei bambini protese in cerca di un "cinque" che non esito a ricambiare. Cerco di tenere un ritmo costante ma con il passare dei minuti mi rendo conto che non è una delle giornate migliori. Comincio ad avere fastidio alla ginocchia e prima di arrivare alla mezza ho fastidio anche all'inguine tanto che devo ridurre l'ampiezza della falcata. Tocca prenderne atto. E con la preoccupazione di una lunga passeggiata su freedom bridge riprogrammo il navigatore su ritmi più consoni alla nuova situazione.

Ormai Mestre è in dirittura d'arrivo e una volta superata anche Marghera si entra nel vivo della gara. Tre quattro chilometri in città e finalmente il parco dove in un paio di occasioni ho posto termine alle mie sofferenze. Ma non oggi. Problemi a parte (che a ritmi più lenti sembrano rientrati) sono consapevole di averne e per una volta freedom bridge non è quel mostro tanto temuto. Lungo noioso e interminabile dove spesso viene posta la parola fine ai sogni di gloria. Senza forzare, con il mio ritmo. Un passo dietro l'altro, un chilometro alla volta. Il ponte di piazzale Roma fortunatamente più dolce dei precedenti, il tronchetto sotto le navi o meglio le enormi "cattedrali" che ogni giorni riversano  migliaia di turisti tra le calli della Serenissima.

32° Venicemarathon
Manca poco tre, quattro chilometri eppure sembrano ancora un'enormità. Cerco di aiutarmi pensando che in fondo è l'equivalente  da casa al parco ma la cosa non sembra funzionare.

Le zattere dove hanno inizio i famosi 14 ponti e dove comincia il conto alla rovescia.

Tre chilometri. Ancora tre chilometri.

Il ponte delle barche dalla Salute a San Marco.

La piazza con il suggestivo e "bagnato" giro (l'acqua in piazza, poca per la verita, ancora mi mancava)  prima dell'ultimo mille da fare senza piu calcoli.

Sette. Ora dei  ponti ne mancano solo sette.

Non ci si può più fermare.. E allora provo a spingere o almeno credo di farlo con il numero delle "asperita" che si assottiglia e il gonfiabile sempre più vicino.   

È fatta. Il cartello dei quarantadue e dopo l'ultimo di 14 non resta che provara la volata finale con il display TDS ad indicare una manciata di secondi sopra i centonovantadue minuti.
Maratona numero trenta. Anzi trenta e lode


13° Deejay Ten - credit linciano
Da dove comincio ? Dal risultato ovviamente con il display sdam ad indicare un fantastico trentanove e spiccioli.

Era davvero da tanto, troppo che non portavo a casa un crono del genere. Appena sopra in occasione della Polimirun, poco più di quarantuno nella scorsa edizione mentre per ritrovare un under in questa gara tocca riportare il calendario indietro di quattro anni.

Correre a Milano, per quel che mi riguarda, è fantastico e ogni occasione è buona per farlo. Ma con i numeri che la deejayten riesce a muovere la posizione conquistata in griglia risulta fondamentale. Bisogna esserne consapevoli. Se si parte davanti si va per il tempo altrimenti ci si gode il percorso, gli incroci presidiati e come spesso accade nella edizione di Milano un fantastico sole.

Soliti riti di tutte le gare e dopo un riscaldamento degno di tale nome (di necessità virtu) in griglia per un posto di categoria in attesa dello start previsto per le dieci. Sono pronto e ne sono consapevole, forse un po' troppo stanco ma, a quindici giorni dalla distanza regina, credo sia una cosa normale.

13° Deejay TenCi siamo, ore dieci tocca a noi. Poche centinaia di metri e siamo già sgranati. L'esperienza non dovrebbe mancarmi ma anche stavolta ricasco nello stesso errore: troppo forte con un 3e46 che se mantenuto per qualche altro chilometro potrebbe, anzi togliamo pure il potrebbe, compromettere la seconda parte di gara. Secondo e terzo chilometro ancora troppo veloce e una volta abbandonato il trenino a cui mi ero agganciato (un passo che non mi posso permettere)  mi stabilizzo su ritmi piu consoni.

Il clima è perfetto per correre e il percorso, leggermente modificato nella prima parte, rimane comunque molto veloce nonostante il pavè che ora ci accompagna per i primi quattro chilometri.
Arrivati al Castello si torna su asfalto e una volta scavallata anche la ferrovia davanti alla Triennale dovrebbe andare meglio invece sono inchiodato qualche secondo sopra a quanto preventivato con il medesimo film che continua per troppi minuti.

13° Deejay TenNon siamo in tanti e più che una dieciK sembra di essere al trentacinquesimo di una maratona quando spesso si procede in fila indiana. Ormai siamo all'epilogo e una volta passato il nuovo quartiere CityLife al settimo tocca provarci.
L'occasione è troppo ghiotta per farsela sfuggire e allora provo a spingere sull'acceleratore abbandonando la compagnia di chi mi stava alle calcagna.

Finalmente in Corso Sempione, lungo e infinito come sempre, tappa (quasi) obbligata di tutte le gare disputate in città. Ora manca davvero poco e in Via Francesco Melzi d'Eril parte la volata finale confortato dal display del Garmin che indica un passo simile a quello del primo chilometro.

Bello poi realizzare, una volta varcata la finish-line, di essere riuscito a realizzare un crono migliore di quanto auspicato alla vigilia nonostante la pessima condotta di gara.

Anche stavolta, #tantaroba.


14° Mezza di MonzaCome da tradizione, sette giorni dopo il GP di Formula Uno, il tempio della velocità apre i suoi cancelli ad un altro genere di manifestazione sportiva ugualmente colorata ma decisamente meno rumorosa. 

Le previsioni, da giorni, parlano chiaro, inutile aggrapparsi a false speranze, tocca farsene una ragione perchè sarà, nuovamente, gara bagnata. 

In strada prima delle sette e in meno di un'ora sono già parcheggiato sotto la tribuna fronte rettilineo e, come da copione, giusto il tempo di scendere dalla macchina e Giove Pluvio si scatena. Eh già, perchè nella breve storia di questa gara quando piove (questa è la terza volta da quando logistica, partenza e arrivo sono dentro l'autodromo) non si bada a spese.

Fa anche freddo e l'idea di abbandonare una calda e comoda tuta per sostituirla con un paio di braghini e una maglietta estiva non è che che mi vada proprio a genio ma tant'è tocca fare buon viso a cattivo gioco. Ho preso un impegno e intendo rispettarlo. Perchè in fondo ci ho preso gusto: aiutare gli altri a raggiungere il proprio obiettivo.

Partito con l'idea di vedermi assegnato al gruppo dei 95 sono stato invece dirottato sul gruppo più veloce ridotto altrimenti a soli due runners. Un tempo che, considerato quanto fatto in questi mesi dovrebbe essere tranquillamente alla mia portata ma dopo aver fatto incautamente  il "brillante" venerdi sera la possibilità di mollare l'allegra compagnia a due terzi di gara non sarebbe da escludere a priori  riuscendo nell'impresa di rimediare contemporaneamente una figuraccia galattica e una brillante "carriera" stroncata sul nascere.

14° Mezza di MonzaConsegna palloncini, borsa al deposito e controvoglia sotto l'acqua per un riscaldamento alla fine vanificato dal solito posticipo della partenza per i noti problemi di traffico che a Monza, davanti alla Villa Reale, il giorno della gara sono ormai una tradizione.

Ci siamo. Semaforo (come per i bolidi) acceso e qualche minuto prima delle dieci si parte.

Cauti nelle prime battute nel giro di qualche centinaio di metri siamo a ritmo gara.  Ad Alberto tocca il compito di menar le danze ed è lui che si occupa di imporre il ritmo cercando di essere il più preciso possibile. Piove forte, sai che novità, e come se non bastasse c'è pure un po' di vento (ovviamente contrario) a completare il simpatico quadretto.

Prima Variante, curva di Biassono, Variane della Roggia. Curve che ho imparato a conoscere davanti alla televisione. Prima e seconda di Lesmo, Variante Ascari e a metà della Parabolica si entra nel parco imbucando il sottopasso del Rettifilo delle Tribune per i sette, otto chilometri di percorso modificati nella passata edizione che corrono al limite del parco. Chilometri che, per quel che mi rigurda, risultano piuttosto anonimi almeno per il tratto esterno alla cinta del parco. 

Al decimo si passa appena sopra i quarantadue e il gruppo, ancora nutrito, ci fa notare che stiamo tenendo un ritmo un tantino allegro forse ignorando che, a partire dal quattordicesimo quando si torna sul vecchio percorso, sarà difficile per quanti sono al limite mantenere, per la difficoltà del tracciato, gli stessi ritmi e, con la teoria di mettere più fieno possibile in cascina, si continua sulla stessa falsariga dei chilometri appena lasciati alle spalle.

14° Mezza di MonzaViale Cavriga e il suo lungo rettilinea dove per molti comincia la vera gara. Come previsto il passo  non è più lo stesso. si rallenta quando il fondo sale si prova a recuperare secondi quando invece è a nostro favore. Viale Mirabello e in fondo il sottopasso (allagato) della sopraelevata sud ad aprirci le "porte" dell'autodromo per il chilometro scarso neccessario a completare il giro. 

Manca davvero poco e a parte la sorpresa (e gli accidenti) di dover affrontare le scale in metallo rese viscide dalla pioggia del ponte che scavalca la pista (sottopasso impraticabile) c'è solo da scovare le ultime energie per affrontare l'interminabile rettifilo delle tribune. Ora tocca a loro e a noi il compito di incitarli a proseguire. I secondi che mancano allo scoccare dei novanta minuti sono sempre meno ma il margine accumulato dovrebbe essere sufficinete per centrare l'obiettivo di giornata. 

E noi ? In parata e sorridenti per la foto di rito a chiudere una manciata di secondi sopra gli ottantanove.




13° Legnano Night Run - foto sempionenews.itE finalmente si ricominica ad assaporare il profumo della competizione e come da tradizione tocca a Legnano e la sua "serale" il compito di aprire le danze.

Giunta alla sua tredicesima edizione questa non competitiva (almeno a parole) di sette chilometri e mezzo è riuscita nel giro di pochi anni a raggiungere, almeno a livello di iscrizioni, numeri importanti diventando per quelli della zona (e non solo) un appuntamento irrinunciabile.
13° Legnano Night Run

Logistica al Castello, partenza e arrivo sulle 4 corsie del Viale Toselli per una sera completamente a disposizione dei podisti.Venti e trenta la gara dedicata ai più piccoli, ventuno e trenta la nostra. 

Riscaldamento degno di tale nome nell'adiacente parco e con largo anticipo sotoo il gonfiabile in attesa della partenza. 

La voglia c'è, la condizione pure o almeno cosi credo. A due mesi e mezzo dall'inizio della preparazione della maratona questo fine settimana è il primo banco vero banco di prova. E con la mezza da disputare domenica questo dovrebbe essere solo un aperitivo. Forse. 
21 e 27 e si torna protagonisti. Partenza velocissima e in un attimo al ritmo prefissato........ come no. I buoni propositi non arrivano nemmeno al primo chiometro. E inutile. Come sempre il pettorale appuntato alla maglia fa miracoli e dopo un'intera estate a macinare chilometri in solitaria confrontarsi con gli altri non può che essere d'aiuto.
13° Legnano Night Run La temperatura è perfetta, l'umidità pare non pervenuta e senza essere "impiccato" riesco ad andare ma soprattutto mantenere un ritmo ben oltre a quanto ipotizzato alla vigilia. 

I chilometri passano ed è piacevole vedere un bel po' di persone lungo il tracciato a fare il tifo. Non manca ormai molto e io continuo ad avercene segno che nonostante il caldo di questa estate la semina (leggi allenamenti) da dando i suoi risultati. Cartello dei sette. Corso Magenta, ancora un paio di minuti e anche questa edizione la si porta a casa. 

Tre, quattrocento metri senza più troppi calcoli. Ormai il "danno" è fatto. Ennsesimo tentativo (perso) di sprint con chi mi precede e il Garmin ad indicare una manciata di secondi sotto i 30'. 
Io intanto mi godo il risultato e poi Domenica, si vedrà.

La Partenza 10Km Lierac Beauty Run 2017 - credits LaPresseLa primavera ufficialmente non è ancora finita ma i 38° alle 18 non aiutano a ricordarcelo. Non c'è l'afa che ci ha fatto compagnia nell'ultima settimana e la partenza della seconda edizione della Lierac Beauty Run fissata alle 21 dovrebbe aiutare ma quasi sicuramente sarà difficile ottenere un tempo paragonabile a quello della 10k di quattro settimane fa. 

Con largo anticipo in Arena (solita botta di fortuna con il parcheggio), tante chiacchere con gli amici e senza nemmeno un metro di riscaldamento al richiamo dello speaker sotto il gonfiabile in attesa dello start. Il sole è ormai basso sull'orizzonte e la temperatura non sembra troppo diversa da quella delle ultime due ore ma l'idea che mi frulla nella testa, viste le buone prestazioni del mercoledì, è di provarci lo stesso. 

Due o tre chilometri tirati e poi si decide in base a come risponde il fisico. Il percorso leggermente modificato rispetto alla prima edizione è comunque molto bello con la prima parte disegnata nel salotto buono della città: il Castello, Brera, Via Manzoni, La Scala, San Babila e il suggestivo passaggio in Duomo che ha sempre il suo perchè e dove finiscono i miei "sogni di gloria". Inutile insistere. Il ritmo impostato nei primi chilometri è troppo impegnativo per essere mantenuto per i restanti chilometri e allora, con il barlume di lucidità che, nonostate il pettorale, mi resta decido di "riprogrammare" il navigatore su ritmi più consoni alla serata. 

Fa ancora tanto caldo e il ristoro al giro di boa davanti al Castello è come manna dal cielo. Senza guardare il gps e preoccupato più del fondo stradale mi perdo, nonostante le dimensioni, i cartelli che indicano la distanza percorsa. 

2° Lierac Beauty Run - il percorsoMa ormai siamo all'Arco della Pace, meta della movida Milanese, dovo ricordo di aver visto nel pomeriggio il cartello dei 7. L'Arena è a due passi ma prima di poterci entrare tocca girarci intorno ancora un po' ed evitanto di pensarci continuo sulla falsariga degli ultimi minuti. Dietro non ho nessuno e chi mi precede, invece, è sempre più vicino. 

Non conta nulla e lo so ma io comincio ad accarezzare l'idea di andarlo a prendere con una rimonta che si contretizza all'imbocco della pista ma che non ho la forza di portare a termine con un tentativo di sprint fallito con il Garmin, però, ad indicare un time abbondantemente sotto i 42 minuti. 

Non sarà quanto auspicato alla vigilia ma visto e considerato, per quel che mi riguarda, è tutto grasso che cola.

2° Polimi Run
Faccio fatica a ricordare a quando risale l'ultima volta di 3 eventi così ravvicinati (3° gara in quindici giorni) ma quando a febbraio hanno proposto l'iscrizione alla competitiva a 5 euro non ho saputo dire di no perchè, se ancora non si fosse capito, correre a Milano mi piace.

La gara organizzata dal Politecnico con la collaborazione di adidas si prefigge di creare, con quanto raccolto da iscrizioni e sponsorizzazioni, delle borse di studio per gli studenti piu meritevoli delle facoltà di Ingegneria, Architettura e Design.

Il percorso con partenza dal Campus Bovisa La Masa e arrivo in Piazza Leonardo da Vinci, tocca riconoscerlo, è piuttosto anonimo ma con pochissime curve, un sottopasso e un cavalcavia (nemmeno troppo impegnativo) nei primi duemila metri rientra di diritto nella categoria "se è giornata, ci scappa il PB".

Ottomila gli iscritti con solo 500 pettorali riservati alla dieci agonistica non possono lasciare dubbi sulla natura dell'evento: "una festa". Buona la logistica, buona l'organizzazione, fantastica la giornata a livello meteo (un po' calda ma dopo i 12° della wings....) e tanta la voglia di provarci perchè, inutile negarlo, il desiderio di scendere sotto i quaranta non si è ancora assopito.

Nove trenta e 07 e si parte. I piu veloci sfilano via e in poche centinaia di metri hanno già un discreto margine. Io non ci provo nemmeno e, come al solito, devo solo preoccuparmi di non strafare anche se il 3e51 visualizzato dal Garmin al passaggio dei mille non lascia presagire niente di buono. Tocca darsi una calmata anche se non è cosa facile. Ho voglia di spingere e credo di potermelo permettere ma non ho idea di quanto e per quanto si possa osare.
2° Polimi RunProvo a ricalibrare il "navigaore" su valori più consoni ma non mi riesce. Non ho riferimenti e quelli che mi precedono non sono di grande aiuto. Non un mille uguale all'altro. Al giro di boa una manciata sopra i venti e la sensazione di poter continuare a spingere almeno per un altro po'. Sensazione che viene confermata ad ogni cartello chilometrico.

Non manca più molto e anche se la stanchezza comincia a farsi sentire cerco di resistere. Arrivato a questo punto sarebbe un peccato togliere il piede dall'acceleratore. Ho già realizzato che il muro non potrà essere infranto ma a naso dovrebbe comunque essere un signor risultato. 

Ultimi metri, il tentativo di sprint con chi mi precede miseramente fallito e il display sdam ad indicare un abbondantissimo under 41' che a memoria non realizzavo da almeno un paio d'anni.
Se non è "missione compiuta" poco ci manca.


Non so quanto normale possa essere puntare la sveglia ad un orario improponibile, uscire di casa quando per molti è il momento di rientrare e arrivare giusto in tempo per il primo AV, essere alle otto in "scusa, come se chiama 'sta piazza ?" (Santa Croce per il resto dell'umanità), correre dieci chilometri e alle tredici già sulla via del ritorno. 

A volte ci penso e mi chiedo se non sia il caso  di cercare uno davvero bravo. Poi però quando alle dieci si torna ad essere protagonisti in una delle città piu belle del mondo la risposta (a patto di trovare i biglietti del treno a prezzi ragionevoli) non può che essere "si, ne vale la pena".  

Dieci chilometri su un  percorso che, dopo qualche aggiustamento, ha finalmente raggiunto la quadra senza, per una volta, l'assillo del cronometro. 

8° Deejay Ten Firenze - foto QN - La NazioneQuesto almeno in teoria perché, una volta incontrato il "gommista" di fiducia in trasferta per il medesimo motivo, è un attimo decidere di correrla assieme.

È un rischio e sono consapevole che me ne pentirò amaramente ma almeno, se tengo, ho la scusa per provare ritmi che credo di aver dimenticato di avere.

Nove e cinquanta lo start per i MaratonAbili, e alle dieci il nostro. La posizione è buona e fin da subito siamo a ritmo gara. Giusto un migliaio di metri e comincia la lunga salita che  porta a Piazzale Michelangelo con la vista sulla città che da sola ripaga della fatica per raggiungerlo. 

Tre chilometri non troppo impegnativi ma che alla fine, per chi non ci è abituato, si fanno sentire.  Il passo, ovviamente, ne risente ma, una volta scollinato, si recupera con gli interessi quanto perso nella prima parte. 

Il più è fatto e non resta che attraversare il salotto buono della città. Porta Romana, Palazzo Pitti e il passaggio su Ponte Vecchio sotto lo sguardo curioso dei turisti che timidamente ci incoraggiano.

I soci continuano a spingere e io tengo botta. Il ritmo è  sotto i 4e10 ed è piacevole rendersi conto di non fare nemmeno troppa fatica a tenerlo.
Un ultimo sforzo e anche questa Ten va in archivio: Battistero, periplo del Duomo, Via dei Calzaiuoli e la volata finale con un crono finale  abbondantenente sotto i quarantatre.

E per una domenica che doveva essere all'insegna del "godiamoci la festa" questo, per quel che mi riguarda, è un crono di tutto rispetto.





Wings for Life World Run 2017Ed è di nuovo tempo di Wings For Life, quarta edizione, seconda per il sottoscritto. Una gara che, inutile negarlo, mi piace parecchio.
Mi piace lo scopo per cui è stato inventata e mi piace la formula: corri finché non vieni catturato dalla macchina che a mezz'ora dalla partenza  (data simultaneamente in tutto il mondo) comincia la rincorsa alle sue "vittime".

Venticinque località, centottantaquattro nazionalità e ottantaseimiladuecentotrentuno arrivati per un evento che si prefigge da quattro anni di raccogliere fondi per la ricerca di una cura per le lesioni del midollo spinale.

La partenza italiana è prevista per le tredici e, per una volta, ho tutto il tempo per fare le cose con calma. Sveglia ad un orario da domenica, colazione a base di pasta in bianco e parmigiano sotto lo sguardo divertito di mia moglie e alle dieci in macchina direzione Milano.
Wings for Life World Run 2017
E se nella passata edizione,  causa infortunio, mi sono "costituito" alla mezza questa volta l'obiettivo minimo della giornata e il cartello dei trentaK con la, neanche tanto nascosta,  speranza di poter arrivare oltre.
Con un cielo che non promette niente di buono, una temperatura da inizio marzo e la sensazione, fortunatamente smentita, di dover bissare Roma, con discreto anticipo, entro nella gabbia di appartenenza in attesa dello start.  Quattro chiacchere con Franz Rossi che avevo avuto il piacere di incontrare alla Venicemarathon e poco prima del via vengo raggiunto da Federico che non incontravo dai tempi dei cityrunners.

25k lui, 30k io, un 4e30 che sembra alla portata di entrambi ed è un attivo decidere di correre assieme.

Ci siamo, tredici e zerozero e si parte. Giusto un paio di centinaia di metri per liberarsi del traffico e impostare il giusto ritmo e comincia la "fuga". Siamo in quattromilaequattrocento (+50%) ma a giudicare da come siamo gia sfilacciati fin dalle prime battute la sensazione che quelli più forti abbiamo perso l'occasione di potersi divertire senza l'assillo del cronometro è più che altro una certezza.
Wings for Life World Run 2017Le gambe girano alla grande e mantenere quanto preventivato non è cosa semplice. Senza riferimenti siamo sempre sopra il ritmo pattuito. Se non spingo io, lo fa il mio socio. Ci proviamo ma senza grossi risultati.

Il percorso disegnato  è piacevole con i primi 20 km che ruotano intorno al centro della città con l'ingresso nei due parchi e il passaggio in Duomo  al diciassettesimo. I chilometri tra una battuta e un'altra volano e senza nemmeno rendersene conto siamo già al ventesimo dove i volontari sono pronti a fermare la corsa di tutti quelli privi del braccialetto che indica "gara competitiva". La mezza in novantadue e spiccioli e  la zona naviglio sempre più vicina dove le nostre strade dovrebbero dividersi. Giusto una ventina di minuti e al venticinquesimo, appena prima dell'Alzaia del Naviglio Grande, Federico alza il piede dell'acceleratore.

Io continuo per la mia strada ma la brillantezza comincia a scemare. Le due settimane di sosta hanno lasciato il segno e la mezza ben al di sopra delle nostra possibilità ha evidentemente fatto il resto. Arrivano i primi sorpassi e l'idea di mollare è una possibilità da non escludere a priori.
Insisto e resisto. Non manca poi così tanto. Sono ormai in periferia e non riesco ne ad orientarmi ne a  capire dove sto correndo. I cartelli passano sempre più lenti e la voglia di dire basta e sempre più forte.

Trenta. Finalmente il tanto agognato cartello. Ho raggiunto quanto preventivato e ora?
Wings for Life World Run 2017

Fa freddo. Sono sudato. Fermarsi e attendere non è di certo la soluzione migliore, perlomeno non è, viste le condizioni climatiche, quella più intelligente e allora navigatore sui 6 e si prosegue.  Tanto che ci vuole ad essere raggiunti, no ?

Un paio di chilometri al piccolo trotto e vengo superato dal mio socio che evidentemente deve aver fatto lo stesso ragionamento. Mi saluta e prosegue.  Tempo un migliaio di metri e sono io  che lo ripasso proseguendo la mia corsa verso il Naviglio Pavese.

Ora va meglio  e il passo fisso sui 5e30  può solo significare che ci vorrà più tempo per essere raggiunto.

Trentacinquesimo, Famagosta   e l'irrefrenabile tentazione di porre fine alla mia corsa.

Wings for Life World Run 2017
Ma anche qui che faccio? Se prendo la metro di fatto non vengo classificato e se mi fermo mi ammalo e quindi si prosegue.

Tutta colpa del meteo. Ci fosse stato il sole avrei avuto anche il tempo di prendere un po' di colore e invece mi tocca proseguire.

Non manca molto o almeno ci spero. Siamo in pochi e tutti più o meno nelle medesime condizioni. Tutti a desiderare di essere raggiunti e nessuno (o quasi) che ha intenzione di fermarsi.

Arrivano le prime moto, poi tocca alle bici che ci annunciano l'imminente arrivo  della macchina. Non provo nemmeno a resistere. Continuo con il mio passo e a poco meno di 39km per gli organizzatori o 37.68km per la questura (leggi Garmin) vengo catturato dalla Catcher Car.
Cos'altro aggiungere ? Arrivederci all'anno prossimo