venerdì, novembre 13, 2009

Sull'isoletta greca...

Corro da un bel po’ di tempo, ma sino ad un caldo pomeriggio di settembre del 2002 in una sperduta isoletta greca, l'idea di correre per più di trenta, quaranta minuti, magari addirittura appena svegli alle 6.00 della mattina, a me non era mai venuta.
Invece dopo una lussazione alla spalla cominci a pensare che rischiare di dover affrontare nuovamente mesi di riabilitazione per colpa di qualcuno che affronta una partita di calcetto da 14 minuti con la foga di una finale di champions non sia molto saggio. E allora scopri che, con un po’ di impegno e tanta volontà, puoi finalmente realizzare il sogno di correre la Maratona, la corsa con la "C" maiuscola, la gara che chiude tutte le olimpiadi. E anche se quella che decidi di correre, non e' famosa come quella di New York, Boston, Londra o Berlino è pur sempre una corsa di quarantaduechilometriecentonovantacinque metri e riuscire a tagliare il traguardo vuol dire comunque avere, a livello personale, realizzato una piccola impresa. Mesi di preparazione per arrivare a dire: questa sicuramente sarà la mia prima e ultima maratona, almeno per un bel po'.
Affermazione che, dopo il trentacinquesimo, ripeti un sacco di volte, specialmente ad ogni cartello che ti ricorda di quanto sia lento il passare dei km . E invece, nonostante la stanchezza, appena varchi quella linea e ti rendi conto che ci sei riuscito, non vedi l'ora di ricominciare con la preparazione. perchè la maratona ti ha ormai conquistato e c'e' un personale da migliorare.

Che dire ? A distanza di 7 anni, le "finish line" sono arrivate a 10, il personale, ottenuto con l'entusiasmo e l'incoscienza della prima volta, è andato via via abbassandosi e la voglia di macinare chilometri con le scarpe da running ai piedi non è ancora passata.

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