la prima quarantadue

Abbigliamento sbagliato, scarpe sbagliate, preparazione sbagliata. Ingredienti per una sicura disfatta.
E bisogna avere anche del coraggio per chiamare preparazione quel numero casuale di chilometri messi in
archivio nelle sedici settimane canoniche, comprensive di una settimana di ferie, ovviamente a settembre,
nel posto meno indicato per correre (a meno di decidere di trasformarsi in criceto) e di un week-end a
Monaco in occasione dell'Oktoberfest.
Il rito dell'expo, il pettorale con il nome stampato sotto il numero, la maglia tecnica realizzata dallo
sponsor adidas con i colori della Gazzetta. E poi il giorno della gara la sveglia all'alba, il treno da prendere
quando ancora è buio, l'attesa del via nel piazzale della Stazione Centrale.
E una volta dentro la gabbia, avere anche la sfrontatezza di decidere, con in dote i pochi riferimenti dell'unico lungo corso a quattro settimane della gara, a quale gruppo di pacer incollarmi.

Nove e trenta e si parte. Vittor Pisani, Piazza della Repubblica e finalmente il gruppo che si sgrana, cinque,
dieci chilometri, il passaggio all'interno della vecchia Fiera di Milano, il Castello Sforzesco. La mezza in
un'ora e cinquanta, il trentesimo, la stanchezza che comincia a farsi sentire e i cartelli che ricordano
il lento passare dei chilometri.
Il trentacinquesimo, Porta Venezia e gli ultimi due chilometri da fare aggrappandosi alle ultime energie rimaste. Piazza San Babila e finalmente il traguardo in Piazza del Duomo con il cronometro a indicare due minuti abbondanti sotto a quanto auspicato alla partenza.
Due ore dopo non riuscivo a nemmeno a fare i gradini che portavano in metropolitana ma che soddisfazione sapere di avercela fatta ed essere diventato "FINISHER".
Il trentacinquesimo, Porta Venezia e gli ultimi due chilometri da fare aggrappandosi alle ultime energie rimaste. Piazza San Babila e finalmente il traguardo in Piazza del Duomo con il cronometro a indicare due minuti abbondanti sotto a quanto auspicato alla partenza.
Due ore dopo non riuscivo a nemmeno a fare i gradini che portavano in metropolitana ma che soddisfazione sapere di avercela fatta ed essere diventato "FINISHER".