sabato, gennaio 23, 2010

Lungo e disteso

rotondaSettimana intensa cominciata con il lungo di domenica seguito da altri 3 allenamenti intervallati da una "gitarella" in piscina e ieri, giusto per non farsi mancare niente avendo tra l'altro un altro pomeriggio libero, nuova uscita in bici.
Giornata grigia e decisamente fredda giusto per rimanere in linea con il resto della settimana ma almeno senza nebbia. Decido di ripetere lo stesso percorso della settimana scorsa e visto che ho intenzione di pedalare solamente per un'ora, il giro va più che bene.
Ed è dopo il giro di boa, sulla strada del ritorno, che misuro l'asfalto.
Sentendo i discorsi di amici e colleghi con più esperienza di me mi sono sempre chiesto come possa essere possibile cadere dalla bici in condizioni normali, pedalando senza strafare.
Non ho però preso in considerazione una cosa: le rotonde. Ormai le costruiscono dappertutto. Di tutte le dimensioni. Sia su strade trafficate che su quelle deserte. Come nel mio caso. Piccola e praticamente in mezzo al niente. Eppure sono sicuro che non stavo andando forte, anzi tutt'altro.
Alla vista la rotonda, contrariamente a tutte le altre che ho attraversato oggi, appariva bagnata. Evidentemente, vista la temperatura, è probabile invece che fosse coperta da un leggero strato di ghiaccio. E in un attimo eccomi per terra. Neanche il tempo di rendermene conto e sono giù a darmi del cretino.
Mi rialzo, controllo i danni e mi rendo conto che fortunatamente non ne ho riportati. Solo un bruciore nella parte esterna della gamba che mi fa presagire che a casa, al momento della doccia, troverò una bella sbucciatura. Recupero la bici e a parte risistemare la catena sembra che anche qui niente danni.
Riparto verso casa e ripensando al volo, mi torna in mente che, da ragazzino con il mio Garelli, l'unica volta che sono finito in terra era in una rotonda. Imparata la lezione non mi è più ricapitato. Speriamo che la storia si ripeta.

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